Tag sulle schede e RFM: chi non viene da tempo, chi viene spesso, chi genera il fatturato principale. I segmenti si possono usare nelle campagne.
Una base di 800 persone senza struttura è un taccuino, non uno strumento. I tag aiutano a segnare «matrimonio», «allergia al colore», «solo da Marina». RFM guarda il comportamento: da quanto non c'è stata una visita, quanto spesso viene, quanto ha lasciato.
In SmartBook i tag vivono sulla scheda cliente. Il report RFM si costruisce sulle prenotazioni reali, non sulle sensazioni del receptionist. Poi il segmento si può dare alla campagna: «non venivano da 90 giorni» oppure «venivano spesso, ma lo scontrino è calato».
Un tag è un'etichetta breve, visibile in elenco e sulla scheda. Non sostituite con i tag tutto lo storico: per diagnosi e commenti lunghi ci sono le note. I tag servono al filtro «mostra tutti con l'etichetta X».
Tre assi. Recency — quanti giorni dall'ultima visita. Frequency — quanto spesso nel periodo. Monetary — l'importo. Il report non dice «fate questo», mostra chi si è staccato, chi alimenta la cassa, chi passa di rado ma spende tanto. Poi la decisione è vostra: chiamare, scrivere, proporre un abbonamento.
Non confuse RFM con la contabilità del mese. La contabilità è ciò che avete già incassato. RFM è il ritratto della base. Una persona può aver portato 400 € un anno fa e poi sparire: nel fatturato dell'anno scorso è un eroe, in RFM è un candidato per l'email «ci manchi».
Aprite il report, filtrate «non vengono da tempo», mandate una campagna. Dopo due settimane guardate chi ha prenotato. È un'abitudine noiosa, che funziona meglio di un'azione una tantum «sconto a tutti».
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